Combustione umana spontanea: 3 secoli di dubbi

E’ uno dei fenomeni più misteriosi e controversi: la SHC o combustione umana spontanea è un fenomeno sfuggente, che da anni divide gli scienziati che non riescono a capire se ci si trova realmente di fronte ad un fenomeno naturale per il quale, in talune circostanze, un corpo umano può arrivare a prendere fuoco e bruciare senza fonti esterne di innesco della combustione, o se si tratta di incidenti dovuti a tutte altre cause.

L’ipotesi oggetto di studi e discussioni tuttora prive di risultati condivisi dalla comunità scientifica mondiale, fa riferimento alla possibile esistenza di una reazione chimica all’interno del corpo umano in grado di portare ad un simile, fatale, risultato. Quello che è certo è che sono quasi tre secoli che il fenomeno viene studiato: il primo caso risalirebbe infatti al 1725 quando a Rheims, in Francia, venne trovato il cadavere di Nicole Millet, una donna con problemi di alcolismo, completamente bruciato ma su una poltrona intatta.

Della morte fu incolpato il marito, proprietario della locanda Lion d’Or, poi assolto. Pochi anni dopo, nel 1731, un caso analogo si ripropose con la sessantaduenne contessa Cornelia Bandi di Cesena, il cui corpo, parzialmente bruciato, fu rinvenuto sul pavimento della propria camera da letto da parte della sua dama di compagnia. Anche in questo caso il letto e il resto della stanza era intatto.

Nel corso degli anni sono seguiti numerosi altri “incidenti” analoghi: nel 1870 tocco a un’altra donna, di nuovo in Francia, nel 1885 alla signora Rooney (e al di lei marito, morto asfissiato a seguito dei fumi delle fiamme che consumarono la consorte), nel 1888 toccò a un vecchio soldato ad Abardeen, nel 1938 alla 22enne Phyllis Newcombe, secondo molti testimoni brillata di una luce azzurrognola prima di trasformarsi in una torcia umana.

Nel 1951 una vedova 67enne, Mary Reeser, morì a St. PetersburgFlorida, in circostanze analoghe alle precedenti, incenerita all’interno di una stanza chiusa dall’interno dove null’altro era bruciato. Nel 1957 toccò ancora a una donna, Anna Martin, residente in West PhiladelphiaPennsylvania, nel 1963 ad un’anziana signora di LeedsInghilterra. Nel 1966 furono segnale tre morti “sospette” di tre uomini (Willem ten Bruik, John Greeley e George Turner) in Europa, tra Olanda e Spagna.

Più di recente, è stata vittima del fenomeno ancora una volta una donna, Jeanna Winchester, ustionatasi (ma rimasta viva) per oltre il 20% del corpo in modo grave nel 1980 mentre guidava la sua auto, rimasta intatta, lungo la Seaboard Avenue, a JacksonvilleFlorida. Un suo amico che le sedeva accanto testimoniò che la signora aveva preso fuoco “come dal nulla”. Infine ai primi di febbraio di quest’anno un bambino di soli sette giorni è stato condotto in ospedale, in India, con ustioni del 10% su entrambi i piedi: i suoi genitori avrebbero segnalato anche in questo caso un fenomeno di autocombustione umana.